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10月29日 CalendarioIl calendario dei bloggers 2009 sta per arrivare; vista l'anteprima spero di non esserci...
Coming soon! O forse dovrei dire "cumming soon"..... 10月26日 Embè?Non sono mai stato uno che si strappa i capelli per cercare di ottenere cose tipo diritti per gli omosessuali o parità che in un paese moderno dovrebbero essere di default ma così non è. Non vado al gay pride -che trovo un po' troppo carnevalesco- e tanto meno partecipo a manifestazioni dedicate a questi argomenti. Persino a frequentazione di locali sono piuttosto occasionale, ci vado ogni tanto con qualche amico, mi guardo un po' in giro, si sparano due cavolate e tutto qui; in quanto a discoteche la cosa è ancora più rara e certe le evito a prescindere. E a dire il vero certe situazioni che fanno molto autoghettizzazione non le condivido neanche tanto. Non che non voglia vivere da gay pur essendolo, ma non sono proprio uno che crede che più si alza la voce e si fa bordello e più si viene ascoltati; non che mi voglia rassegnare ad una società che ancora guarda a chi ha gusti sessuali diversi da quelli della maggioranza come pervertiti (o invertiti) e persino malati, ma credo che quello del cambiamento di cultura -perché di ciò si tratta- sia un processo che vuole i suoi tempi e i suoi modi e non si possono certo cancellare secoli di retaggi radicati nelle persone semplicemente scrivendo due righe di legge. Fatte le doverose premesse, ovviamente opinabili, veniamo alla parte "leggera" del post di oggi: loro si chiamano "Radici nel cemento" e sono un gruppo che ormai è sul mercato da anni -non essendo il mio genere non li conosco proprio- e li ho scoperti curiosando sul blog di Andrea, dove c'è questa canzoncina dal ritmo quasi spensierato ma con un testo intelligente, simpatico, un po' ironico e piuttosto accattivante. Buona visione!
10月21日 Aguzzate la vistaOT: ringrazio Max e Igor per la sciarpa e la tracolla; molto chic ovviamente ;-) Il giochino di oggi è molto semplice: consiste nel trovare tutti gli errori grammaticali presenti nel menù che segue -in fotografia- del ristorante cinese dove ogni tanto pranzo. Ovviamente la cosa va fatta dopo aver mangiato spaghetti di soja con verdure miste (scadute), pollo ai funghi (velenosi) e bambù e bevuto latte alla melamina. E se siete fortunati ravanando fra i pezzi di pollo magari trovate anche un Ipod tarocco che nel lungo viaggio dall'oriente è stato trangugiato dal bipede palmato. Se trovate per caso un asciugacapelli informatemi che serve a noi.
Il primo che, dopo esser sopravvissuto al pranzo, indovina tutte le inesattezze avrà in premio: una visita gratuita all'Arena di Verona, alla Mole Antonelliana e alla Sagrada Familia.
Ovviamente parlo dei miei souvenir. 10月18日 Su e giù (e non fate i maliziosi)GIU' In tempi di crisi avere una voglia sfrenata di licenziarsi è cosa da pazzi; ieri mi son persino sentito telefonare (stavo parcheggiando) perché casualmente il capo che apre la mattina è arrivato prima di me. E appena entro, con un collega ritardatario cronico, sento anche la battutina che siamo in orario. Avevo appena deciso di sorvolare sulla telefonata ma ho avuto un ribollire di sangue che non ci ho più visto. Io che da anni, se non secoli o millenni, non ho mai fatto tardi, ho sempre avvisato se non stavo bene, sono sempre stato fra i primi ad arrivare la mattina, ora che l'anarchia che io ho sempre rimproverato ai capi ha portato ad un tacito slittamento dell'ingresso effettivo (dalle 7.15 alle 7.30) in modo che i ritardatari cronici arrivino con un lieve ritardo rispetto a prima e neanche il titolare che deve aprire ha più orario, mi sento chiamare alle 7.35 mentre parcheggio quando ieri lui è arrivato alle otto meno un quarto. E non è la prima volta, dal rientro dalle ferie ormai non c'è più orario, va a fantasia, oggi così, domani cosà. "Ma non era una telefonata polemica" dice. Ma ci mancherebbe anche! Tutti hanno fatto per anni i propri porci comodi prendendo lui per il culo e ogni mattina deve tuttora chiamare chi arriva puntualmente tardi, nonostante siamo rimasti in tre, e ora che mi permetto di arrivare qualche minuto dopo di lui (assieme al collega per altro) mi si trova anche da dire. Poco mi importa se la cosa non era polemica, ormai siamo veramente al delirio, non c'è più niente che funzioni come dovrebbe qui dentro, i lavori gestiti male -o per niente- e la faccia ce la metto io, i problemi me li devo risolvere io, i clienti me li sciroppo io; e se una volta arrivo con qualche minuto di ritardo o presunto tale non mi si deve scartavetrare le palle. So che oggi avere un lavoro è una fortuna, ma avere un lavoro che ti rende nervoso e isterico non mi pare esattamente tale, sopratutto se si considera che lo stipendio non è per niente proporzionato alla fatica e alla qualità fornita dal sottoscritto che è quello che deve accollarsi i vari Armani, architetti isterici (-che) e amici pazzi con idee assurde. Insomma, se penso sempre a quando licenziarmi qualche buon motivo lo avrò pure. O no? SU Ecco che finalmente, dopo averlo visto nel nuovo video della Brittany, ho scoperto come si chiama: Brandon Stoughton. Certo il nome fa un po' di sputacchi mentre lo pronunci ma si può sempre trovare qualche diminutivo (tipo "bel manzo" "figone" "porca paletta quanto sei bono" "spogliati"...), e poi all'amore a prima vista non si guarda in bocca (al massimo negli slip). Dite che sarà il caso di dire in casa che è il mio nuovo fidanzato? Lui ancora non lo sa, ma è solo un dettaglio...
QUI una galleria di foto del mio nuovo boy. 10月12日 Codice a (s)barreOgni tanto fa bene sentirsi giovani. Così, a pochi giorni dal mio ennesimo ventinovesimo compleanno, accetto l'invito di Doc di andare in disco venerdì sera. Serata nostra, si dice, al "Codice a barre" sul naviglio grande. Laddove "nostra" dovrebbe significare finocchia. Lui conosce il pr -che ci prova con lui- ed approfittando della cosa siamo in lista: Fabio, Zingara e consorte son con noi. Dopo aver fatto due passi sui navigli entriamo in questo loft tipo ex fabbrica fallita per l'angoscia che faceva venire l'ambiente ai dipendenti; il posto è piccolo ma vabè, la gente non è molta e ci può stare. All'inizio l'ambiente sembra carino e tranquillo: musica commerciale ad un volume accettabile, gente normale con le inevitabili presenze carnevalesche di travi e personaggi vestiti a metà fra pulcinella e la migliore Amanda Lear degli anni gold. La favola dura poco, inizia la serata del circuito "KitschMe" con mezzo (ma anche meno) spettacolino Drag Queen e da lì la musica diventa assordante, di una monotonia riassumibile in due note, "tunz tunz", di scarsa qualità audio al punto da essere fastidiosa, sporcata ulteriormente da una trave col microfono in mano che se invece di usarlo come tale se lo infilasse nel sicuramente ampio orifizio posteriore farebbe un piacere a tutti, maniaci e non; la presenza di inquietanti ragazze dall'aspetto molto mascolino tipo camionista chiatto diventa piuttosto rilevante col passare dei minuti. Io e Fa proviamo a spostarci verso l'ingresso dove veniamo meno storditi dai suoni infernali dell'ambiente; ci guardiamo un po' di gente passare, chi entra (poveri...) e chi esce (poveri, che avete anche pagato per entrare...), qualche bel tipo che squadriamo da testa a piedi e tanta noia. E per giunta nessuno che ci rimorchia. Credo che la prossima volta...ehmm...a pensarci bene direi che NON ci sarà una prossima volta. Non KitschMe. 10月4日 Turandot chiama Enterprise, rispondete.Si apre alla grande la stagione lirica di quest'anno con la Turandot al Teatro Sociale di Como. Non ci aspettiamo mai troppo dalle rappresentazioni in riva al Lario, ma questa volta siamo soddisfatti. Le premesse vedono Loredana Arcuri, nel ruolo di Liù, fra gli interpreti che abbiamo già avuto modo di apprezzare, mentre gli altri praticamente a noi sconosciuti. Con un po' di fortuna la cosa avrebbe un po' fatto passare in secondo piano la solita triste scenografia fatta di polistirolo verniciato che si rompe sotto gli occhi dei paganti, invece la serata si apre con una profezia di Max che all'apertura del sipario sibilla: -Chissà, magari la fanno in chiave moderna... Io rispondo: -Basta che al posto di Ping, Pong e Pang non mi mettono Qui Quo Qua... Si alza un velo rosso che rivela il palco: un enorme anello ellittico sospeso a mezz'aria, inclinato sul piano orizzontale verso le quinte con pali rossi che lo collegano ad un rispettivo anello sottostante con inclinatura opposta ma tagliato chiaramente a metà altrimenti uscirebbe dal palco ed una piattaforma rialzata, della medesima forma, che stabilisce la zona principale della scena. Al centro di quest'ultima anche una zona -motorizzata!- che si solleva tipo rampa di lancio sulla quale Turandot proporrà i suoi enigmi. Sullo sfondo, sopra l'anello superiore, si apre dietro due scorrevoli un vano che ospita dapprima Turandot ed in seguito il Sovrano suo padre. Mi fa tanto Star Trek e mi piace. Tutto ciò unito ad un uso di costumi piuttosto tradizionali e forse anche un po' espressi in chiave fiabesca -come del resto ha origine l'opera stessa-, coreografie semplici ma piacevoli e un cast che ha saputo reggere molto bene una Prima senza alcun fischio ma molti applausi. Ottima performance quella del direttore d'orchestra peraltro già apprezzato in molte stagioni liriche. Unico piccolo dettaglio: magari usare qualcos'altro per suonare il gong al posto del mocio vileda sarebbe stato più carino.
Non ultimo, la sera vede anche Max festeggiare il suo ingresso nella decade dei trenta. Fra poco tocca a me, che ovviamente ne compirò 29. Come sempre. |
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