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日志


8月22日

Se ci fosse ancora il Bernacca...

Di venere e di marte non si arriva e non si parte. Così diceva un vecchio adagio. Ma quest'anno nessuno mi ferma più e mi dò alla pazza gioia (si fa per dire..), quindi mi organizzo per Rimini: partenza venerdì, peraltro 17, e rientro il martedì successivo.

Mi preoccupa un po' il fatto che, volendo prenotare la sera prima un taxi che mi porti in stazione la mattina, non risponde nessuno al servizio apposito. Vado a dormire pensieroso. La mattina ritento e finalmente, dopo un paio di tentativi a vuoto, sono in Stazione Sud. Deserta. Nessuno, neppure il personale. Un cartello avvisa di fare il biglietto sul treno senza problemi di more. Arrivo a Milano, piove, ma ringrazio del passaggio.

Intercity plus (che poi non ho capito la dicitura "plus" che significa..), scompartimento di sei posti a sedere. Di fronte a me un tizio anonimo, zitto e abbastanza inutile; nei posti centrali due giovani amiche, una carina l'altra -Paola- simpatica; a chiudere una giovane coppietta che però scenderà poco dopo la partenza. Via loro ecco che si impossessano dei loro posti due donne cinesi che, come prevedibile, ci torturano col loro cinguettare incessante; gli sguardi tra me e Paola -quella simpatica- parlano chiaramente:
"Ma stare zitte nooo?"
Finalmente salgono una madre col figlio di cinque anni che prendono i loro posti. Che pace. Piacerebbe nè? La citata pace dura pochi minuti, fino a quando il bimbo estrae uno di quei computer tipo notebook che comincia a violentare: "Doing...digita la parola...ding....risposta esatta!...turirù....gioca coi numeri....din-don...bravo!...turirì....". Gli sguardi tra me e Paola -sempre lei- parlano chiaramente:
"Dalla padella alla brace..."
Siccome è venerdì 17, per il piacere dei superstiziosi, abbiamo un "momentaneo guasto al locomotore" che ci costringe ad una sosta forzata alla stazione di Forlì, sosta nella quale la mamma accompagna il suo pargolo al bagno.
Paola guarda il giochino infernale, guarda l'amica, guarda me, il giochino, me, l'amica, il giochino....ad un certo punto esordisce:
"Ops...è cascato fuori dal finestrino, che peccato...passava anche un altro treno proprio in quel momento..."
L'idea ci alletta, ma data la situazione alquanto statica del treno ed i finestrini che si aprono un tot piuttosto inutile, la cosa sarebbe quantomeno poco credibile. Ci limitiamo a sorridere.
Il guasto viene riparato piuttosto in fretta e giungiamo a Rimini sani (almeno fisicamente) e salvi.
 
Mi porto verso l'uscita e finalmente vedo Smile. Sorriso durbans, slanciato, abbronzato, occhi verdi; ci salutiamo e andiamo alla macchina. Mi accompagna all'albergo che mi ha premurosamente prenotato, facciamo due chiacchiere lungo il tragitto, ci salutiamo dandoci appuntamento per la sera ed io ne approfitto subito per andare in spiaggia.
Trovo poca gente, anche se la stagione è alta, gli alberghi pieni, ma non vedo come avrei pensato un'incontenibile voglia di spiaggia,  di sole, di mare. Le spiagge sono tranquille, si riempiono poco per volta, verso sera; molte di più le persone che passeggiano sulla battigia di quelle sui lettini a dormire. Io opto per "svaccato sul lettino al sole" oliandomi ben bene per far risplendere l'abbronzatura. Ma non manco di fare un bagnetto rimettendo, dopo anni, le pinne che usavo un tempo con Fulvio e Catia, oggi separati.
La prima sera che usciamo, Smile mi passa a prendere col "motore", che qui è lo scooter, e, scodellino in testa, mi porta a spasso. Scopro che Rimini non è solo spiaggia e lungomare, c'è il centro, Castel Sismondo -l'antica fortezza dei Malatesta-, il ponte di Tiberio, i resti delle antiche mura romane e l'arco di Augusto ancora ben conservato.
E poi ci sono le colline, quelle in periferia, nell'entroterra, da dove si vedono i paesi circostanti; le luci della sera che brillano in lontananza, i grilli come sottofondo e una lieve brezza dipingono un'atmosfera dolcemente romantica; e noi, dentro una cabrio, a faccia in su, a guardare le stelle cadenti.  E ne abbiamo viste varie, una sembrava persino l'avanzo di un fuoco d'artificio che arriva quasi a terra.
Quando stai bene, si sa, il tempo vola. La passeggiata sul molo, al lieve rumoreggiare del mare, mentre lui mi parla dei cambiamenti degli ultimi anni che io, non andandoci ormai da un po', non conosco; la cena da Carlos, dove la simpaticissima cameriera non solo ci "consiglia molto caldamente" sui piatti ma anche su eventuali ritocchi estetici che lei ha provato di persona; quella al Gatto Nero, dove ricordo mangiavo con piacere anni fa con Fulvio e Catia, e da oggi ricorderò ancor più volentieri; una fetta di Ananas al maraschino all'Assassino, un posticino un po' imboscato dove servono unicamente frutta; due passi fra le bancarelle e il tour turistico con tanto di "trans-tour" e vedute panoramiche dalle colline. Insomma, ho passato questi quattro giorni davvero bene, sereno, felice, lontano dai fastidi e i pesi della vita di tutti i giorni; ancora adesso ho il magone, e, se ci fosse ancora il mitico Bernacca a fare le previsioni, forse il bel tempo sarebbe durato qualche giorno in più ed avrei potuto programmare un prolungamento del mio soggiorno. Sarei rimasto volentieri ma, ancora una volta, la vita prosegue, anche se, ora più che mai, ho la certezza di aver incontrato una persona stupenda che, conosciuta per caso in rete qualche anno fa, non si è mai scordata di me e, nonostante i suoi impegni, ha saputo fare di un normale soggiorno al mare, un ricordo da portare nel cuore.

Purtroppo eventi di circostanze strane non mi hanno potuto fare conoscere anche Devis, amico blogger  di Rimini.  Non tutte le ciambelle vengono al primo colpo, quindi, visto che a non gettar la spugna subito si può arrivare molto in alto, direi che è solo un evento posticipato. Spero che tu comunque (so che leggerai) riesca a trovare un po' di serenità, visto che ultimamente sei un po' provato.

Avrei potuto parlare della cafonaggine dei ragazzi napoletani nell'albergo con me, della scomodità dei sedili dell'Eurostar o del tempo a Saronno che pare ottobre; non lo faccio. Oggi voglio solo dire che, nonostante tutto, è bello sapere che a volte succedono anche queste cose, che ci sono anche queste persone, che ci si possa sentire così bene. So che ormai non  frequenti più la rete e quindi non leggerai mai, ma sono io che ti devo ringraziare per ricordarti sempre di me, per essermi stato vicino, per essermi amico, per essere così  come sei. Grazie. Un forte abbraccio.
 
8月10日

Spagna 2007

E tale fu.

Si, viaggiare.
In tarda sera, venerdì 27 luglio, il mio caro amico -che per privacy e comodità chiameremo (con molta originalità) "Friend" - mi passa a prendere; navigatore impostato per Sitges -che per comodità chiameremo "Sitgays"- e si parte. Il viaggio si presenta piacevole, il traffico scorrevole; i paesaggi della costa di sera hanno sempre un certo fascino. Facciamo una sosta in un'area di servizio francese dove, dopo una coda sterminata, possiamo gustare il famoso croissant -preferisco quelli surgelati dei bar italiani- e bere un caffè fatto con le macchinette tipo grande distribuzione e nulla ha a che fare col buon espresso italiano.
Ci rendiamo conto di come siano poco organizzati e comprensibili i caselli, sia quelli francesi che quelli spagnoli, ed ogni volta si capisce solo a ridosso come siano le porte. Molto meglio quelli italiani, almeno la grafica è chiaramente visibile.

Hola
Arriviamo in Spagna -che per comodità chiameremo "Nonitalia"- e, prima di arrivare alla nostra destinazione, Sitgays, facciamo sosta a Platja D'Aro, un grazioso paese dove pranziamo, facciamo due passi, e ci spiaggiamo. L'atmosfera del luogo è evidente: il sole, il mare limpido e fresco, la spiaggia di gente che riposa, prende il sole e si diverte.
Ripartiamo e finalmente siamo al check-in. L'albergo, Sunway Playa Golf, si presenta da subito un'ottima scelta, bello, sul mare, zona tranquilla, moderno; insomma, che ho buon gusto è notorio.
Si nota subito che siamo in  Nonitalia dalla presenza pressoché ovunque di gay. Ma non tipo villaggio/ghetto gay; qui le persone sono persone, e lo sono ovunque e a  prescindere dai gusti. Le coppie di ragazzi e ragazze per mano o abbracciate per le strade che vedremo in questi giorni è rilevante.

The life
Il tempo di disfare le valigie e ci lanciamo nella vita della sera. Come previsto approfittiamo del posto per cenare ogni sera in un locale diverso e certo la scelta non manca, ce n'è per tutti i gusti e tutti i generi, e noi ovviamente non ci sottraiamo: pizza, tailandese, italiano, grigliata di carne, pesce. La paiella, scusate, ma d'estate proprio non mi va.
Arriviamo, grazie anche alla dritta di un addetto del Sunway, in quella che  è la via principale del centro pedonale -che per comodità chiameremo "Gaystreet"- e si apre un mondo nuovo: la prima parte fatta di locali a metà fra i bar e le discoteche, ma assolutamente il più possibile aperti, nei quali ad una certa ora la gente dalle strade si riversa. La seconda parte con locali più dediti alla ristorazione. Al centro Piazza dell'industria -che per comodità chiameremo "Gayplaza"- che è una piazzetta, fra quattro strade, con verso l'interno delle panchine rivolte verso il centro, ed agli angoli quattro locali coi rispettivi tavoli. Una gelateria da una parte, una "Terraza" (qui molti locali si definiscono tali) che prepara anche piatti niente male, ed agli altri due il Parrots -che per comodità chiameremo "Gaywatch"- un locale (che in realtà ha alle spalle anche ristorante, albergo e spa) con gli ombrelloni dei vari colori della bandiera arcobaleno e le tende uguali, da classico drink facendo due chiacchiere, ma con una particolarità: tutte le sedie sono rivolte verso il passaggio tra i due "locali gemelli", ergo per guardare i passanti (o quelli seduti sull'altra...sponda...) che passeggiano per Gaystreet. E le poltronissime, in prima fila, sono ambitissime, non si può liberare un tavolo che subito qualcuno ci si siede. E noi, giustamente, a sfilare ogni sera mostrando l'abbronzatura o sulle poltronissime a commentare i passanti.

The peoples
Ovviamente non potevano mancare le spiagge "dedicate" o "ad alta frequentazione" gaya. Ma la più "in" è certo "La spiaggia dell'uomo morto", nome sul quale non ho voluto indagare -che per comodità chiameremo "Spiaggia delle banane"- e che si trova oltre la riviera con quelle ufficiali. Non sapendolo non la si vede, è rinchiusa fra dei promontori, ed è anche preceduta da un'altra spiaggia sulla stessa falsa riga, ma in fondo non è molto difficile trovarla: basta seguire le bandiere arcobaleno, la processione di maschi e le scritte a caratteri cubitali un po' ovunque...
Qui praticamente c'è la libertà assoluta; la maggior parte dei bagnanti (al 98% maschi) è nudista, per la maggiore sono coppie o presunte tali che si spalmano la crema (solare), si danno un bacetto, si lasciano andare in effusioni amorose in acqua o semplicemente riposano, e il barettino che sovrasta la spiaggetta fra le altre cose per una sana merenda non manca mai di banane, delle quali spesso i bagnanti si nutrono. Altre invece le banane delle quali si può beneficiare se si fa una passeggiata nel boschetto alle spalle della spiaggia.
Qui abbiamo fatto conoscenza con tale Elmuth, un tipo di Bolzano che vive a Bologna e gira il mondo anche per merito del suo raffinato lavoro di creatore di profumi per vari nomi del mercato. Insomma, una checca gonfiata. Neppure tanto bello.
Io invece mi esibisco su di uno scoglio a fare il sirenetto a prendere il sole; tutti prima o poi ammirano le mie beltà ma nessuno si degna di avvicinarsi, salvo un tipo inclassificabile che vedo e subito mi giro dall'altra parte.
Non mancano però i ragazzi carini, ed io ovviamente mi fisso sempre su quelli impossibili, tipo un carinissimo biondinoocchichiariaspettonordico che però è palesemente straniero ed accoppiato.

Travelling
Non poteva mancare una gita a Barcellona -che per comodità chiameremo "Theworld"-  dove abbiamo visto i principali luoghi di interesse della città. Non poteva ovviamente mancare una passeggiata lungo "La rambla", dove abbiamo bevuto dalla famosa fontana di Canalets, e pare che chi ci beva sia destinato a tornarci; forse col kit del piccolo chimico per cercare di capire come mai faccia così schifo...
Qui pare quasi di stare al mercato, flotte di persone da e verso il mare, negozi, bancarelle di vario genere non mancano di arricchire il paesaggio sotto le enormi piante.
Simpatica anche la scenetta in cui fotografo Friend con una delle figure che si esibiscono in pose statuarie lungo la via.
Davvero interessanti le opere architettoniche che possiamo ammirare,
la casa Morera, la casa Amatller, la nota  casa Batllò e la casa Milà con lo stile inconfondibile di Gaudì. La Citta Vecchia invece è dominata dalla Cattedrale Gotica, che purtroppo ha la facciata coperta per manutenzione, ma che dentro non manca di stupire con la sobrietà delle sue mura e la ricchezza dei numerosi altari nelle cappellette interne. Purtroppo chiusa per restauro la Sala dei Concerti della Musica Catalana che offre al suo interno raffinate decorazioni ed un magnifico lucernario in vetro colorato piombato che pare sia spettacolare a vedersi.
Magnificenza di Theworld è certo Il Tempio Espiatorio della Sagrada Familia, un'opera iniziata a fine '800 e tuttora in piena costruzione; originalissime le forme studiate e progettate da Gaudì, la struttura del tempio con facciate elaboratissime e spettacolari, torri quasi infinite che si slanciano verso il cielo, decori e simboli che attraggono in ogni dove.
La curiosità ci porta a fare un giro verso la torre Agbar, un enorme torre a forma di fallo colorato ricoperto di vetri che svetta non lontano dal Tempio (per fortuna un po' nascosta) e che, contrariamente a quanto verrebbe da dire in un primo momento e nonostante il suo aspetto fallico, è una delle brutture più fuoriluogo che io abbia mai visto. Caso vuole che il libro che ho comprato su Theworld ce l'ha in copertina ma al suo interno neanche un accenno.
Le foto per ricordarsi di non tornare a vederla.

310
A Sitgays i locali (al chiuso) gay non mancano certo, ma sono piccoli e un po' squallidi; ciò nonostante giovedì sera vogliamo provare la serata di un locale, l'Organic, che annuncia il "Single party" -che per comodità chiameremo "Sfigatiparty"- che, come è normale orario del locale, avrà inizio alle 2.30, praticamente di notte.
Entriamo, fra i primi, e dopo un impatto un po' falsato dagli specchi, ci rendiamo conto della monolocalità dell'ambiente, che però si riempie in fretta.
Mentre controllo chi si avventura nel locale, una sfranta sculettante entrando mi fa un sorrisino; la cosa mi fa sorridere, e non certo per consenso, è proprio una diva.
Ma ecco che ho una visione: non troppo alto, fisico deciso, ne magro ne pompato, un bel posteriore riempie i pantaloni, capello corto castano chiaro, occhi chiari, volto dai lineamenti decisi, aspetto nordico (avrò mica un debole per il tipo???). Porta il numero 310. E' spesso avvicinato da un tipo, peraltro brutto/checca/semiossigenato/mulatto/speroperluiabbiadotinascosteperchèinvistapropriozero, che, forse notando che io ammiro devoto il bel nordico, mi fa anche un sorrisino. Io, impassibile, continuo a guardare il suo amico.
Anche lui incrocia il mio sguardo, ma è assolutamente inemotivo, quasi assente. Lo rivediamo col suo amico al ristorante sabato sera e a spasso per Gaystreet. Triste. Anzi, come dice Friend, troppo triste.
Non manca una coppietta (allo Sfigatiparty?) male assortita: uno di nero vestito, alto, bella presenza, aspetto maschile, subito soprannominato il Ron Moss di Sitgays; l'altro checchina, capello da sfranta, fashion victim, e pure gelosaisterica. Quando Friend gli chiede se stanno assieme lui risponde, confermando, lasciando intendere che la cosa non lo rende esattamente felice. E in effetti si nota. Li rivedremo la sera successiva seduti sull'altro lato, in prima fila come noi, al Gaywatch. Carne sprecata.

Inside
La vacanza finisce in fretta, ma vogliamo approfittare anche dell'ultimo giorno per fare del viaggio di ritorno una sorta di gita dentro la vacanza. Navigatore per Nizza, si parte.
Arriviamo prima del tramonto, col nostro solito strano culo (quando ce vò, ce vò) troviamo parcheggio sulla strada del lungomare, dove una gentile signora del posto nell'auto che ci segue, molto elegantemente, mentre friend sistema bene la sua ammiraglia, ci esorta:"Aò, e datte 'na mossa!". Ci lanciamo sulla passeggiata. Il panorama è ovviamente romantico, l'aria frizzante accarezza le persone che passeggiano, l'edilizia elegante della città si affaccia sul mare calmo della sera.
Mentre aspetto Friend fuori dal tabaccaio, noto i piatti che finiscono sui tavoli della Brasserie di fianco al tabacchi, che peraltro ha anche in sottofondo una musica piacevolmente listening, molto anni ottanta, e ne vengo attratto. Decido: ceniamo qui.
Scelta assolutamente azzeccata. Modestamente.
Dopo cena ci inoltriamo verso le vie interne, colme di gente; anche qui non mancano le attrazioni, dai ragazzi che si esibiscono in acrobazie a suon di rap alle statue umane di vario genere. Interessante l'architettura della città, sobria ma al contempo elegante, a tratti raffinata. Non ci scappa di notare il bar con la tenda arcobaleno e la discoteca (o presunta tale) della stessa velata simpatia. Peccato che il tempo corra, e ci dobbiamo congedare anche da questa "vacanza nella vacanza".

And now?
A casa, riprendo un po' le abitudini lasciate prima del viaggio; scarico la posta a fiumi, rispondo a chi gentilmente ha lasciato un commento o un messaggio ad uno dei miei profili (casualmente aumentati da quando ho messo una foto in cui sono "artisticamente" nudo -mi manca giusto il cartello "saldi"-) e, in questi giorni, torno al lavoro in attesa della "part II" delle mie ferie. Parte che, per compensare il trauma da rientro da Sitgays, vedrà anche una tappa in quel di Rimini. Olè. Anzi, mosì!
I miei sono rientrati dalla montagna, anche perché purtroppo una mia zia è in ospedale e non se la passa troppo bene, e poi sappiamo che la solfa è quella di tutti gli anni: mia madre che fa l'albergatrice, in montagna, e tutta l'allegra famiglia di mio fratello che se la spassa. Quindi pare non tornino su fino a domenica/lunedì. Tanto di guadagnato. Ancora nessuno me lo ha chiesto. Se non vado in montagna pure io. L'anno scorso sono stato su due/tre giorni giusto per fare un favore a mamma; quest'anno ammetto che la tentazione di correre in edicola a comprare la dvd collection di Georgie è forte. Lei che correva felice sul prato...nel suo bel mondo che pare fatato...e poi d'incanto non è più bambina....ommammamia sarà mica un'altra trans come Lady Oscar?


Ps: Per le foto portate un po' di pazienza...