個人檔案Randomodico egocentrifug...相片部落格清單更多 工具 說明

Randomodico egocentrifugo

Mutazione genetica imprevista di Tempus fugit

74 Will

職業
居住地
興趣
Abbastanza tranquillo, diplomatico ma con le mie idee, simpatico con moderazione, ironico e...un po' da scoprire.
L'informazione allo stato puro.
Un blog molto a tema: simpatico
L'oroscopo dei bloggers

Windows Media Player

第 1 張 / 共 82 張
11月22日

Bontà e beltà

Sarà, ma ogni tanto una cena in un ristorante cinese giusto per evadere dal solito tram tram ci vuole; e poi concedersi qualche peccato di gola fa bene. Ma vuoi mettere quello che si spende in rapporto a quanto si mangia rispetto un ristorante italiano?

Image Hosted by ImageShack.us
By will74

“E te, beltade ignota, cinta di chiome bionde” cantava il Cavaradossi. Non è propriamente la stessa cosa il vedere piazza della Scala a Milano disseminata di enormi lumache rosa, che certamente attirano l’attenzione e la curiosità dei passanti/turisti ma forse stonano un po’ col contesto.

 

Image Hosted by ImageShack.us
By will74

Ma la vera domanda è: l’anno scorso mucche, questo lumache, e il prossimo che saranno?

11月13日

Omo

 

Se il detersivo me lo portano a casa loro lo ordino subito.

10月19日

Happy birthday

Tanti auguri a me. Anche quest’anno ho compiuto 30 anni. Per la sesta volta, se non ho perso il conto.

Image Hosted by ImageShack.us
By will74

Moschino è un regalo di Max e Igor. Io mi son regalato il gingillino nuovo qui sotto.

Image Hosted by ImageShack.us
By will74

E aggiungerei che l’Iphone mi fa una pippa ;-)

10月13日

Big Luciano

Ieri sarebbe stato il compleanno di Pavarotti, avrebbe fatto 74 anni. Un grande interprete, un grande personaggio, un po’ in tutti i sensi.

 
10月2日

Parigi: istruzioni per l’uso

Appena si arriva nella capitale francese ci si rende subito conto di una cosa: è molto trafficata. Anzi, caotica. O meglio: un gran macello. Se quindi si vuole visitare una città un po’ vivibile da questo punto di vista è forse meglio organizzarsi in pieno periodo di ferie quando, si spera, la città è meno trafficata; resta comunque consigliabile, per sicurezza, telefonare prima di organizzare il proprio viaggio ad ogni parigino chiedendo quando se ne andrà in ferie. Se invece la si visita, come il sottoscritto, l’ultima settimana di settembre, si può godere di belle giornate di sole con temperature gradevoli, un po’ freddino la mattina, ma la mole di traffico è tale da rendere consigliabile l’utilizzo di uno di quegli apparecchi con auricolare utilizzati dai motociclisti per parlarsi fra di loro; diversamente lo sforzo delle corde vocali è tale che dopo più giorni a spasso per Parigi si rischia di comprometterle seriamente. Ad aggiungersi al traffico vi è il fischiare continuo e piuttosto inutile dei vigili a molti incroci, quindi è bene cercare un albergo lontano da incroci e possibilmente da strade. Che dubito esista. Se poi ne trovate uno che sia fornito anche di bidet (accessorio di origine francese) fatemelo sapere che lo iscriviamo per i guinnes. Di pro abbiamo invece la geniale trovata di mettere le linee Metro su gomma rendendole quindi assolutamente silenziose sia per chi ci viaggia che per chi sta in superficie.  Alle suddette quattordici (!!) linee si aggiungono cinque linee di RER che sono i treni che portano fino all’esterno della città; al che viene da chiedersi tutte ste auto in giro per venti ore al giorno cosa ci facciano.

Arrivati a Parigi una delle prime cose da fare è la “Paris Visit”, cioè un biglietto di x giorni prestabiliti che permette di viaggiare sui mezzi pubblici liberamente senza doverlo fare ogni volta e da anche qualche agevolazione per alcuni ingressi (tipo lo sconto per salire sulla torre Montparnasse). Se si ha intenzione di visitare molti musei conviene anche la “Museum Pass” nella quale, anche qui la durata è x giorni prestabiliti, è compreso l’ingresso a moltissimi musei parigini.

Addentrandosi nella città –le periferie sono più moderne, piuttosto bruttine e spesso di dubbio gusto estetico che ricordano anche certi scempi paesaggistici italiani- ci si rende conto del passato sfarzoso e glorioso vissuto e di come si cerchi di conservare il più possibile una bellezza architettonica ed estetica che si è nel corso dei secoli evoluta e persino arricchita –anche se l’intrusione qua e là di elementi esteticamente anche troppo moderni è alquanto discutibile- rafforzato certamente dal voler sostenere l’elevato flusso turistico nonché dal profondo orgoglio nazionale; grazie a quest’ultimo, ad esempio, è consigliabile fare un corso di francese per poter comunicare in maniera umana –e non ad esempio a gesti- perché per i Parigini l’unica lingua possibile è la loro e anche se gli dici che parli italiano o inglese ti parlano normalmente nella loro unica e sacra lingua con la consueta monotona e inespressiva cadenza senza sforzarsi più di tanto di farsi comprendere. Sullo stesso tema possiamo vedere la “bellezza” di trenta bandiere francesi abbruttire le sei colonne anteriori del pronao del Pantheon.

Ovviamente è bene andare a Parigi forniti di una guida –io mi son trovato bene con la Giunti- con dei percorsi suggeriti. Nel caso non  fosse compresa si può trovare direttamente in città la cartina delle linee della metro; data la quantità, al momento sembra difficile districarsi ma già dopo un paio di giorni si viaggia tranquillamente sotto la città rapidamente raggiungendo praticamente qualsiasi punto dal quale poi muoversi a piedi per visitare ciò che si desidera. L’utilizzo del bus è piuttosto sconsigliato se non in casi di necessità dato il traffico, anche perché la città si gode maggiormente a piedi e la metro fino a mezzanotte circa è disponibile (c’è poi eventualmente un servizio autobus notturno), quindi munitevi di scarpe comode e vestiti a cipolla se la sera e la mattina è freschino e di giorno caldo.

Su cosa visitare ci sarebbe moltissimo da dire ma certamente leggersi qualcosa (magari anche prima di partire) su ciò che si visita rende il momento più piacevole e si gusta maggiormente. Si può andare dai musei, i quali a loro volta possono essere di reperti antichi, storici o di arte contemporanea, fino alle singolarità locali tipo la Tour Eiffel, i ponti (da non perdere quello di Alessandro III), le piazze, i castelli e i vari palazzi più o meno regali, passando per le numerose chiese sparse in tutta la città in stili che vanno –manco a dirlo- dal gotico di casa, più o meno leggero, al neoclassico con fusioni e contaminazioni del periodo rinascimentale (qualche “rimando” a chiese italiane non è difficile trovarlo). Dal punta di vista architettonico e artistico quindi ce n’è un po’ per tutti i gusti e la storia che c’è dietro fa spesso da buon contorno; da non perdere anche la bellezza dell’Opèra Garnier (il nostro Teatro alla Scala a confronto sbiadisce) e una veduta dall’alto di Parigi dalla Torre Eiffel o da quella –non era proprio necessario costruirla- di Montparnasse. Piacevoli soste nei prati e parchi parigini deliziati dai fiori e dal verde in questi angoli di verde rigorosamente ordinati e organizzati. Si, perché qui non cresce un filo d’erba se non a comando; non c’è prato, aiuola o cespuglietto di verdi fili erbosi se non dove è stato calcolato che vi sia. Altrove solo catrame e cemento. Un rigore quasi inverosimile. Il che, fra l’altro, porta a camminare sui viali dei parchi negli spazi appositi su di un terriccio chiaro farinoso che solleva non poca polvere. Dopo una giornata a spasso per la città è bene darsi una sbattuta ai vestiti prima di rincasare. Peccato non si possa fare lo stesso coi polmoni.

Se siete abituati a mangiare da mamma o a cucinarvi con un po’ di fantasia le vostre pietanze è bene andare a Parigi armati di pazienza e sopratutto di un portafogli piuttosto gonfio. Il concetto di ristorante è piuttosto improbabile; mentre noi abbiamo i bar, i ristoranti, le pizzerie e al limite le tavole calde, per i francesi esiste praticamente solo una tipologia di locale che serve cibo e porta normalmente il nome di bar/ristorante/brasserie/caffè/pizzeria/echipiùnehapiùnemetta nel quale, di solito seduto in un fazzoletto di marciapiede – a volte rinchiuso in una struttura di vetro e metallo alla benemeglio- a pochi centimetri dal traffico, si possono gustare i piatti della cuisine francese –di solito di carne accompagnata da french fries cioè banali patatine o, udite udite, spaghetti o tagliatelle scondite che fan da contorno visto che la cultura di primi, secondi e contorni a scelta pare sconosciuta- interposti fra entrèe –antipasti- e dessert. Il tutto a prezzi spropositati dato che non ci si trova in un ritorante di lusso e si ha una tovaglietta con tovagliolo di carta. Una buona idea le “formule” , equivalente dei nostri menù, con cui scegliendo fra portate –poche e banali- prestabilite si può risparmiare sul prezzo finale. Sui dolci invece i francesi se la cavano mica male, ovviamente anche questi è bene prenderli direttamente nelle pasticcerie disseminate un po’ ovunque piuttosto che spendere otto/dieci euro per per una pallina di gelato con due cubetti di ananas e una spruzzata di cannella al ristorante. Possibilmente il ristorante non deve avere fra gli avventori anche Jerry –cosa che per altro ha lasciato indifferenti sia i clienti indigeni che le cameriere- o al limite sarebbe opportuno recuperare anche Tom così magari ci facciamo due risatine. Se vi piacciono le crèpe e la crème brulée è il paese giusto; sui gelati è bene sorvolare.  Ovviamente potete bagnare il tutto con del raffinato vino, rosso o bianco, delle preziosissime uve locali. Sconsigliabile ordinare acqua a meno che non si voglia pagare tre o quattro euro per mezzo litro di Evian; meglio non chiedere nulla che tanto si viene serviti di acqua del rubinetto appena mescita che non pare molto diversa dalla suddetta. Non mancano i ristoranti orientali dove i prezzi sono certo più concorrenziali. Confido nel fatto che le numerose “rimesse” viste in giro per la città non siano legate al cibo dei ristoranti.

Se si vuole fare shopping ci si può divertire su Avenue des Champs Elysée –oppure venire in centro a Milano che c’è meno traffico e si spende meno- o negli altri viali centrali o magari fra le viette laterali in cui si possono trovare anche negozietti interessanti e magari prezzi inferiori; assolutamente immancabile, ovviamente, Les Marais, il quartiere gaio ricco di locali, negozi e bella gente, a differenza dei luoghi milanesi ricchi di shampiste, fashion victims, donne mancate ed esempi lampanti di cattivo gusto.

Anche i locali per il dopocena –o anche la cena tanto qui tutto fa brodo- non mancano e le vie popolose dove passeggiare fra le mille luci delle insegne colorate, i monumenti e le beltà locali –i ragazzi sono un piacere da vedere e spesso hanno gli occhi azzurri- si trovano facilmente e fino a tarda ora. Per i romantici si può fare un giro delle isole della città navigando sulla Senna magari la sera così non si nota la pozza verde sotto lo scafo ma si vedono le luci della città e quelle che illuminano la Tour Eiffel.

A fronte di tutto, Parigi è comunque una città da visitare almeno una volta nella vita (non necessariamente di più) sopratutto perché fa molto chic dire “Sono tornato ieri da Parigi…” e vantare una galleria di innumerevoli foto da mostrare nelle serate con gli amici parlando di ciò che si è visto del quale spesso neppure si ricorda il nome ma colpisce il fasto, si ricordano le singolarità gotiche o l’incredibile disposizione Haussmanniana di viali e piazze, il rigore e l’ordine quasi svizzero, l’uso smodato di vernice color oro e il verde quasi finto dei prati. Parigi è un po’ tutto: vecchio e nuovo, ordine e caos, la statua dorata fiera su una colonna e un barbone che dorme ai suoi piedi.

Buon viaggio (ovviamente non in auto)!


 

自訂 HTML

    Bloggers Calendar 2009